La bicicletta di Delfini
Se fossi un editore, radunerei tutti i suoi libri in un volume unico. Lo farei subito, senza perdere un solo istante.” Lo scriveva Natalia Ginzburg su “La Stampa” il 12 gennaio 1971. Antonio Delfini era morto il 23 febbraio 1963. Quell’anno postumo aveva vinto il premio Viareggio con I racconti, pubblicati postumi da Attilio Bertolucci per Garzanti. Più passano gli anni, più lo scrittore modenese, irregolare, dilapidatore, autore di racconti indimenticabili, come Il ricordo della Basca e Una storia, si impone come uno dei più importanti autori italiani del Novecento. E uno dei compiti de Il dondolo, la casa editrice digitale del Comune di Modena, è rigenerare la lettura dei testi di Delfini. Così come di quelli di Edmondo Berselli, un altro fuoriclasse dalla elegantissima e ironica scrittura, morto nel 2010. Il 10 giugno 1918 è un racconto magnifico dove Delfini gira per la città con la bicicletta che la mamma gli ha regalato per il compleanno. La bicicletta di Delfini è il testo di Cesare Garboli, grande critico e amico di Delfini, che Il dondolo ripropone. La copertina è un’opera dell’artista Gianluigi Toccafondo, realizzata per l’affresco digitale della Biblioteca Delfini di Modena.
Delfini è il personaggio di un romanzo che aspetta di essere scritto. Garboli ce lo racconta.
Il testo è stato detto al convegno su Antonio Delfini che si è svolto alla Fondazione San Carlo di Modena dall’11 al 13 novembre 1983.


