Canalgrande. Dov’è l’acqua a Modena?
La misura del racconto è un piccolo miracolo, un luogo della letteratura dove ‘piccolo’ non diminuisce la quantità del miracolo ma la rende esatta. Dice Valeria Parrella. Una delle più brave scrittrici italiane.
Valeria Parrella è di Napoli, (non è un dettaglio, Napoli è più di una città, è un modo di stare al mondo) città in cui ha vissuto fino ad ora, quando si è trasferita a Modena. Un tradimento e un altro piccolo miracolo. Perché i veri scrittori si muovono solo a colpi di eresia e resurrezione. Tanto che per il dondolo ha deciso di scrivere un feuilleton inventandosi una personaggia napoletana, una scrittrice, che da Napoli arriva a Modena. Dove scopre un’onomastica stradale da Venezia in esilio: tra Canalgrande, Canalchiaro e Canalino. Tre corsi senz’acqua. E allora mentre al bar beve un caffè (che a Napoli si beve, nella città delfiniana si sorseggia con cautela) chiedendosi dove sia l’acqua, ecco l’epifania: una vecchietta attraversa la strada. È un’altra personaggia — fulminante, assoluta. Parrella la osserva, con l’attenzione spietata e devota che hanno gli scrittori quando smettono di scrivere per guardare. La città si arresta, il tempo resta impigliato, finché il mondo riprende a girare.
Canalgrande. Dov’è l’acqua? La prima magnifica puntata del feuilleton parrelliano.

